Viaggio a Rijeka / Fiume, 18 novembre 2022

Venerdì scorso siamo stati in Croazia a Rijeka/Fiume, dove da un mese a questa parte le persone migranti si concentrano a centinaia ogni giorno lungo i binari della stazione dei treni. Arrivano qui da Zagabria e dalla Bosnia e restano lo stretto necessario per prendere un autobus verso Buzet o Lupoglav.

Venerdì scorso siamo stati in Croazia a Rijeka/Fiume, dove da un mese a questa parte le persone migranti si concentrano a centinaia ogni giorno lungo i binari della stazione dei treni. Arrivano qui da Zagabria e dalla Bosnia e restano lo stretto necessario per prendere un autobus verso Buzet o Lupoglav. Da lì diversi continuano a piedi fino a Trieste, come ci raccontano quando li incontriamo in Piazza Libertà. L’affollamento è dovuto alla maggiore facilità con cui si riesce ad attraversare il territorio croato: negli ultimi mesi infatti il numero e la violenza dei respingimenti verso Bosnia e Ungheria sono diminuiti drasticamente, e viene spesso dato un foglio di via di sette giorni che di fatto permette di spostarsi.

Abbiamo riempito la macchina di felpe, calze, mutande, coperte termiche, medicinali e guanti. In poco più di un’ora eravamo sui binari a chiacchierare con una marea di siriani e afghani, con alcune volontarie di JRS, con Anna Permondo e con due giornaliste e amiche, Selina e Sara. Ci ha colpito la presenza di molte famiglie, almeno una ventina di bambini e bambine di tutte le età che scorrazzava allegramente nel piazzale della stazione. Su un tavolo, posto appena al di fuori del perimetro della stazione, venivano distribuite fette di pane e scatolette di acciughe. Solitamente la Croce Rossa provvede circa duecento pasti ogni giorno, ma oggi è festa nazionale e non c’è nessuno. A raccontare è Vesna, minuta, dolce e combattiva signora giunta da Zagabria per aiutare già dieci giorni fa, che non risparmia critiche sull’organizzazione e sull’assenza di mezzi e persone. La municipalità di Rijeka è il principale decisore e collabora con la Croce Rossa, la quale non ha sufficienti risorse umane a disposizione; per cui a svolgere il grosso del lavoro sono i volontari di JRS. Faccio notare a Vesna che comunque in un mese hanno ricevuto due bagni chimici e due container, uno per magazzino/cucina/ambulatorio e uno con sei docce. Forse ne arriverà un altro con lavatrici e asciugatrici. Duecento pasti portati ogni giorno in Piazza Libertà dalla Croce Rossa sarebbero per noi un sogno. A Trieste in tre anni di richieste alle istituzioni non abbiamo ottenuto nemmeno un bagno.

In stazione ci sono circa duecento persone, una trentina sono parte di nuclei familiari. I minori non accompagnati sono tantissimi. Le condizioni sono simili a quelle di chi dorme in Piazza Libertà e dentro al Silos: coperte umide stese a terra, cattivi odori, scabbia e ratti.
Compriamo tè, zucchero, latte e biscotti. Li distribuiamo prima ai bambini, poi agli adulti. Assistiamo alla partenza per Lupoglav e Buzet, sui bus salgono prima le famiglie. Scambiamo saluti e inshallah, arrivederci a prestissimo in Piazza Libertà. Dalle quattro di pomeriggio sono disponibili le docce, finché dura l’acqua calda. Razionando la durata ce n’è abbastanza per una quarantina di persone. Aiutiamo Vesna a preparare rasoi, mutande, calze e magliette pulite e a gestire la folla di gente che si assiepa attorno ai due container in attesa della doccia o di un bicchiere di tè bollente.

L’acqua calda è finita, ormai è buio, una pioggia leggera bagna l’asfalto. Nel container dove ancora borbotta il bollitore fa capolino un signore alto, biondo, con gli occhi azzurri e gli occhiali. Si tratta di Stanko, responsabile di Jesuit Refugee Service (JRS) per tutti i Balcani occidentali, in visita per incontrare il vescovo della città e per dare inizio a una raccolta di materiali e sensibilizzare la popolazione cittadina in cerca di volontari. Pensiamo che con duecento persone che transitano per la stazione di Rijeka ogni giorno sarebbe fondamentale avere persone stipendiate che lavorino a tempo pieno, anziché risolvere tutto col lavoro volontario. Ed è assurdo che a causa di una festività nazionale duecento persone restino a digiuno. Però noi veniamo da Trieste, dove manca davvero tutto. Per noi la presenza in strada di bagni, docce, magazzino vestiti e cucina è qualcosa di stupefacente, tutto organizzato tra l’altro in poco più di un mese.
Secondo Stanko con ogni probabilità da gennaio la Croazia, essendo ufficialmente in Schengen, riprenderà i respingimenti. La Bosnia, che ha vissuto mesi relativamente tranquilli, tornerà a riempirsi di persone respinte. Non ci saranno più persone a Rijeka. Per questo è difficile mettere in campo più energie per strutturare maggiormente il presidio. Non è un discorso fatto con malizia quello del manager: è estremamente concreto, ma non si possono fare calcoli quantitativi sulla fame o sul freddo che non sono tuoi. Ad ogni occasione si riconferma la distanza tra le realtà che operano dal basso e le grandi organizzazioni. Noi non siamo sicuri quanto Stanko che il flusso si fermerà, anzi, forse stiamo andando incontro all’inverno più movimentato degli ultimi anni.

Abbracciamo tutti e salutiamo, è ora di andare. Torneremo presto, fare rete attraverso le linee dei confini è una pratica fondamentale di contrasto agli stessi, è una pratica di libertà ed esercizio di un diritto radicale, quello di potersi muovere, intrinseco alla vita.

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